L’anatocismo bancario consiste nella capitalizzazione degli interessi sugli interessi già maturati: in pratica gli interessi scaduti si sommano al capitale e producono a loro volta ulteriori interessi. Come spiega la Banca d’Italia: “L’anatocismo è il calcolo degli interessi sugli interessi che sono già maturati su una somma dovuta”. Dal 1° ottobre 2016 le regole bancarie vietano espressamente qualsiasi forma di interesse su interesse sui debiti del cliente. Le Sezioni Unite della Cassazione hanno ribadito che, in mancanza di un patto specifico e normativamente valido, “gli interessi a debito del correntista debbono essere calcolati senza operare capitalizzazione alcuna”. Di conseguenza ogni clausola contrattuale che prevedeva capitalizzazioni trimestrali o annuali è nulla e i relativi interessi illegittimamente addebitati devono essere restituiti.
Commissioni di massimo scoperto (CMS)
La Commissione di Massimo Scoperto (CMS) è un onere che la banca addebita quando il conto corrente è utilizzato in rosso oltre il fido concesso. Dopo anni di controversie, la legge n.2/2009 (art.118 TUB) ha chiarito che la CMS è legittima solo se è stata pattuita per iscritto in modo chiaro. In pratica il contratto deve indicare espressamente l’aliquota applicata, la modalità di calcolo e la periodicità. Se questi elementi mancano, la CMS è nulla per eccessiva genericità. In un recente caso il Tribunale di Isernia ha ribadito che la clausola CMS era “validamente pattuita giacché indicava espressamente il tasso, le modalità di calcolo e la periodicità con cui è stata applicata la commissione”; al contrario, qualora questi dati mancassero, la commissione resterebbe indeterminata e inapplicabile. In sintesi, una CMS non trasparente o priva di requisiti formali può essere contestata come illecito.
Antergazione e postergazione delle valute
L’antergazione/postergazione delle valute è un’altra pratica che può penalizzare il correntista. La “data valuta” è il giorno da cui decorrono gli interessi su un’operazione bancaria. Alcune banche antepongono artificiosamente la data dei prelievi (postergazione) o ritardano la data dei versamenti (antergazione), ottenendo in pratica più giorni di interessi a debito e meno giorni di interessi attivi per il cliente. Questo “gioco di valute” fa lievitare indebitamente l’importo dovuto. Se non è previsto dal contratto, l’antergazione o postergazione abusiva è illegittima. I giudici richiamano l’art. 117 TUB (ora art. 120) che, in assenza di pattuizioni contrattuali specifiche, impone il rimborso delle somme addebitate. In pratica si effettua una ricostruzione del conto togliendo i giorni indebiti: come ha illustrato la Corte di Cassazione, si ricade “in quanto previsto nell’art. 117 c.7 TUB, con ricostruzione del saldo del conto … oltre l’eliminazione di ogni commissione, onere, spese e gioco valute, mantenendo quale data valuta quella effettiva dell’operazione”. In altri termini, si rifanno i conti cancellando gli oneri e usando le date reali, come se le valute fossero state quelle concordate.
Effetti sul saldo del conto corrente
Tutte queste pratiche illegittime incidono sul saldo del conto corrente in pejus per il cliente. L’anatocismo fa lievitare il debito applicando interessi anche sugli interessi precedenti. Le CMS comportano addebiti fissi extra rispetto agli interessi, ulteriori costi che riducono il saldo attivo o aumentano il saldo passivo. L’uso irregolare delle valute porta a conteggiare più giorni di interesse a carico del cliente, diminuendo il profitto dei versamenti e aumentando il carico degli scoperti. Complessivamente, il bilancio del conto risulta falsato a vantaggio della banca.
Come contestare gli addebiti illegittimi
Se si sospetta di essere stati gravati da CMS o interessi capitalizzati non dovuti, il correntista può rivalersi legalmente. Innanzitutto è opportuno segnalare il problema con un reclamo formale all’istituto. Se il reclamo non sortisce effetto, si può agire in giudizio. L’azione più comune è la ripetizione dell’indebito: si chiede al tribunale di dichiarare nulli i costi non dovuti e di condannare la banca a restituirli. Per farlo il cliente (attraverso il proprio avvocato) deve produrre la documentazione bancaria completa. La Cassazione ha infatti chiarito che è onere di chi richiede la rideterminazione provare l’esistenza delle poste illegittime. In pratica ciò significa ricostruire con tutti gli estratti conto il flusso di addebiti e accrediti. Se gli estratti forniti sono incompleti, la domanda non può essere accolta.
Cosa fare se si intende procedere per ottenre il ricalcolo del saldo del c/c:
- Raccogliere documenti: conservare tutti gli estratti conto (eventualmente richiedendo quelli scalari completi) e i contratti relativi (conto corrente, fido).
- Verifica con esperti: far controllare la documentazione da un avvocato specializzato o da un consulente contabile; spesso si incarica un consulente tecnico (CTP) per eseguire i calcoli.
- Preparare la perizia contabile: il consulente ricostruisce il “saldo giusto” del conto, evidenziando eventuali interessi anatocistici, CMS o valute anomale applicate.
- Avviare l’azione legale: se la banca non corregge, proporre una causa di ripetizione di indebito. Nel ricorso si allega la perizia contabile; si può chiedere al giudice la nomina di un CTU contabile (consulente tecnico d’ufficio) che esegua i conteggi ufficiali. Il CTU opererà con i tassi di legge sostitutivi e “azzerrerà” commissioni o spese non pattuite.
Durante il giudizio, il consulente tecnico (nomina del giudice) analizzerà ogni movimento. Come visto, in caso di illegittimità dichiarata il tribunale riallinea il conto applicando i tassi legali e annulla gli oneri illeciti. In tal modo il cliente ottiene il recupero di quanto versato in eccesso.
Giurisprudenza rilevante e onere della prova
La giurisprudenza è ormai concorde nel richiedere massima precisione nella prova. Il Tribunale e le corti hanno più volte ribadito che in mancanza di estratti conto completi l’azione del correntista è destinata a fallire. Ad esempio, una recente sentenza del Tribunale di Milano ha sottolineato che la parte attrice non aveva specificato in modo puntuale tassi usurari, CMS o capitalizzazioni contestati, limitandosi a produrre una perizia basata solo su estratti scalari parziali. Per questo motivo oggi è fondamentale dotarsi fin dall’inizio di una perizia contabile dettagliata e attendibile. Le Sezioni Unite della Cassazione n. 24418/2010, richiamate sopra, rappresentano il principale precedente sull’anatocismo. Altri orientamenti (come Cass. 30822/2018) ricordano invece la regola dell’onere della prova: il correntista che agisce in giudizio deve dimostrare “la mancanza di una valida causa debendi” e ricostruire l’intero andamento del rapporto. Tale orientamento evidenzia perché la consulenza tecnica sia spesso determinante.
Conclusione e invito alla verifica periodica
In definitiva, ogni correntista dovrebbe far controllare regolarmente i propri estratti conto. Anche addebiti apparentemente modesti possono sommarsi nel tempo. Senza la documentazione completa e l’analisi di un esperto, infatti, qualsiasi domanda giudiziale rischia di essere dichiarata infondata. Rivolgersi a un commercialista o a un avvocato specializzato in diritto bancario è quindi la soluzione più sicura per individuare le eventuali anomalie (anatocismo, CMS, valute) e tutelare i propri diritti. Solo così, con una verifica professionale, è possibile “epurare” il conto corrente da ogni operazione illegittima e ottenere il giusto ricalcolo del saldo.
